Maculopatia secca avanzata — Vision Center Napoli

Atrofia geografica

L'atrofia geografica è la forma avanzata della maculopatia secca: aree ben delimitate di perdita completa dell'epitelio pigmentato retinico e dei fotorecettori, con impatto progressivo sulla visione centrale. Come si riconosce, come si monitora con OCT e autofluorescenza del fondo, e dove si trova la ricerca oggi.

Cos'è l'atrofia geografica

L'atrofia geografica (AG, o geographic atrophy) è la forma avanzata della degenerazione maculare secca (atrofica). Si caratterizza per la comparsa di aree ben delimitate di atrofia completa dell'epitelio pigmentato retinico (EPR), dei fotorecettori sovrastanti (i coni, responsabili della visione fine) e, in molti casi, anche della coriocapillare sottostante — il sottile letto capillare che irrora la retina esterna.

Il termine "geografica" descrive l'aspetto caratteristico che queste aree assumono all'esame del fondo oculare: zone di atrofia dai bordi netti e irregolari, come i contorni di una mappa geografica, che nel tempo si espandono lentamente e confluiscono tra loro. Le aree atrofiche possono comparire inizialmente lontano dalla fovea, ma la loro progressione naturale tende a spostarsi verso il centro della macula.

L'atrofia geografica rappresenta la principale causa di perdita visiva grave nella maculopatia secca e, nel complesso della degenerazione maculare legata all'età, costituisce una quota significativa dei casi di disabilità visiva permanente negli anziani.

Atrofia geografica e forma umida: due entità distinte. L'atrofia geografica è la forma avanzata della maculopatia secca e non deve essere confusa con la forma umida (neovascolare). Tuttavia, un occhio con atrofia geografica può sviluppare nel tempo anche una neovascolarizzazione coroideale sovrapposta, un evento che richiede una valutazione specialistica urgente e un diverso approccio terapeutico.

Dalla maculopatia secca all'atrofia geografica

La progressione dalla maculopatia secca all'atrofia geografica avviene attraverso un continuum di stadi, riconoscibili con esami strumentali:

  • Stadio precoce: presenza di piccole drusen dure, con funzione visiva conservata e assenza di sintomi significativi. Il rischio di progressione verso l'AG è basso nel breve termine.
  • Stadio intermedio: drusen molli numerose o confluenti, con o senza alterazioni dell'EPR (ipo- o iper-pigmentazione). Il rischio di progressione verso l'AG aumenta significativamente.
  • Stadio avanzato — atrofia geografica: comparsa delle aree di atrofia completa dell'EPR, visibili come zone di ipofluorescenza all'autofluorescenza del fondo e come "buchi" negli strati retinici all'OCT. In questa fase la perdita visiva centrale diventa clinicamente significativa quando le aree atrofiche coinvolgono la fovea.

Un precursore riconoscibile dell'atrofia geografica conclamata è la cosiddetta nascent atrophy (atrofia nascente): un'alterazione subsuperficiale dell'EPR rilevabile all'OCT come zona di assottigliamento della banda dell'EPR, ancora prima che il danno diventi visibile al fondo oculare. Il monitoraggio di questo stadio con OCT avanzato è oggetto di ricerca attiva per identificare i pazienti a rischio di progressione rapida.

Danni ai tessuti: EPR, fotorecettori e coriocapillare

Nell'atrofia geografica il danno non riguarda un unico strato retinico ma un complesso multistrato:

  • Epitelio pigmentato retinico (EPR). Le cellule dell'EPR sono le prime a perdere la loro funzione nell'atrofia geografica. Queste cellule hanno un ruolo essenziale: nutrono i fotorecettori, rinnovano i segmenti esterni dei coni, smaltiscono i prodotti di scarto del ciclo visivo e costituiscono la barriera emato-retinica esterna. La loro scomparsa priva i fotorecettori del loro sostegno vitale.
  • Fotorecettori (coni). Privati del supporto dell'EPR, i coni della macula degenerano progressivamente. I coni sono le cellule responsabili della visione acuta, del colore e dei dettagli fini — la perdita di questi fotorecettori nell'area maculare si traduce direttamente in perdita di visione centrale.
  • Coriocapillare. Il letto capillare coroideale sottostante l'EPR — la coriocapillare — contribuisce al nutrimento della retina esterna. Nelle aree di atrofia geografica si osserva spesso una riduzione del flusso nella coriocapillare, che può precedere o accompagnare la perdita dell'EPR.

La perdita di questi tre strati in modo coordinato spiega perché l'atrofia geografica, una volta comparsa, sia attualmente irreversibile: il tessuto non si rigenera spontaneamente e non esistono, allo stato attuale, terapie che abbiano dimostrato di riportare funzionalità all'EPR o ai fotorecettori già atrofizzati.

Impatto sulla visione centrale e sulla lettura

Le conseguenze funzionali dell'atrofia geografica dipendono strettamente dalla topografia delle aree atrofiche rispetto alla fovea — il punto di massima densità di coni al centro della macula:

  • Atrofia extrafoveale (perifoveale). Le aree atrofiche lontane dalla fovea producono inizialmente scotomi periferici nel campo visivo centrale che il paziente non avverte sempre chiaramente, soprattutto se l'atrofia è inizialmente in un solo settore. Nelle prime fasi il paziente può lamentare solo una lieve riduzione della sensibilità al contrasto o una leggera difficoltà nelle condizioni di scarsa illuminazione.
  • Atrofia perifoveale. Man mano che l'atrofia si espande verso il centro, i sintomi diventano più evidenti: riduzione della nitidezza della visione centrale, difficoltà nella lettura di testi piccoli, riduzione della velocità di lettura, difficoltà nel riconoscimento dei volti da distanza media.
  • Coinvolgimento della fovea. L'estensione dell'atrofia fino alla fovea è lo stadio più severo: il paziente sviluppa uno scotoma centrale — un'area di visione marcatamente ridotta o assente al centro esatto del campo visivo. Leggere diventa molto difficile anche con ingranditori; il riconoscimento dei volti richiede la visione eccentrica (fissare leggermente di lato per usare i coni perifoveali ancora funzionanti).

Un elemento importante da comunicare ai pazienti è che, anche nell'atrofia geografica avanzata con coinvolgimento foveale, la visione periferica rimane preservata. Il paziente non diventa cieco in senso assoluto: può orientarsi nello spazio, riconoscere oggetti grandi e muoversi in autonomia. La perdita riguarda la visione fine centrale, non la percezione complessiva dell'ambiente.

Impatto sulla qualità della vita. La perdita di visione centrale — anche quando la visione periferica è conservata — ha ripercussioni significative sulla vita quotidiana: difficoltà nella lettura, nell'utilizzo di dispositivi digitali, nella guida, nel riconoscimento delle espressioni facciali. La riabilitazione visiva con ausili ottici e sistemi adattativi può migliorare l'autonomia del paziente anche nelle fasi avanzate. Chiedi al tuo specialista di indirizzarti verso un centro di riabilitazione visiva quando necessario.

Diagnosi: OCT e autofluorescenza del fondo

La diagnosi e il monitoraggio dell'atrofia geografica si basano su due esami fondamentali, entrambi non invasivi:

OCT (Tomografia a coerenza ottica)

L'OCT è l'esame di riferimento per la valutazione strutturale dell'atrofia geografica. Le aree atrofiche appaiono all'OCT come zone di assottigliamento o scomparsa degli strati retinici — in particolare dell'EPR e dei fotorecettori — con "finestre" di iperriflettività nella coroide sottostante (il fenomeno di ipertrasmissione, o "enhanced transmission", è uno dei criteri diagnostici OCT per l'AG).

L'OCT permette di:

  • Misurare l'estensione delle aree atrofiche in modo preciso e riproducibile.
  • Monitorare nel tempo la crescita delle aree atrofiche, fornendo dati oggettivi sul tasso di progressione.
  • Rilevare precocemente un eventuale accumulo di fluido (segno di conversione verso la forma umida) sovrapposto all'atrofia geografica.
  • Identificare le aree di retina risparmiata nella prossimità delle zone atrofiche, utili per valutare il potenziale di visione eccentrica del paziente.

Autofluorescenza del fondo (FAF)

L'autofluorescenza del fondo (FAF, o fundus autofluorescence) è una tecnica di imaging non invasiva che sfrutta la fluorescenza naturale della lipofuscina nell'EPR. È particolarmente utile per l'atrofia geografica perché:

  • Le aree di atrofia appaiono come zone di ipofluorescenza (assenza di segnale), perché le cellule dell'EPR e la loro lipofuscina sono scomparse.
  • L'iperfluorescenza pericifocale — il bordo brillante che circonda le aree atrofiche — indica le cellule dell'EPR in stato di stress metabolico elevato nelle aree adiacenti all'atrofia, e si associa a un maggiore rischio di espansione dell'atrofia verso quell'area.
  • Diversi pattern di autofluorescenza alle aree perifoveali sono stati associati a velocità di progressione diverse, con potenziale valore prognostico.

L'autofluorescenza del fondo è spesso eseguita in associazione all'OCT nella valutazione di follow-up dei pazienti con atrofia geografica nota o sospettata.

Progressione verso la fovea: il rischio più temuto

La caratteristica più preoccupante dell'atrofia geografica è la sua tendenza all'espansione progressiva. Le aree atrofiche si allargano lentamente, avanzando verso il centro della macula. Quando l'atrofia raggiunge e coinvolge la fovea, la perdita visiva centrale diventa marcata e irreversibile.

La velocità di espansione varia considerevolmente tra i pazienti: alcuni avanzano più rapidamente di altri. I fattori associati a una maggiore velocità di progressione includono:

  • Grande estensione iniziale delle aree atrofiche.
  • Presenza di lesioni bilaterali.
  • Pattern di iperfluorescenza diffusa o a banda all'autofluorescenza del fondo.
  • Specifici profili genetici (varianti dei geni del complemento e di ARMS2/HTRA1).

Per questo il monitoraggio con OCT e autofluorescenza del fondo a cadenze definite dallo specialista è essenziale: permette di documentare in modo oggettivo il tasso di espansione e di adattare le scelte gestionali nel tempo. Il paziente è incoraggiato ad eseguire il test di Amsler quotidianamente, anche nelle fasi avanzate, per rilevare tempestivamente eventuali cambiamenti rapidi.

Gestione e monitoraggio

Pur in assenza di una terapia approvata che arresti la progressione dell'atrofia geografica (vedi sezione successiva), la gestione del paziente con AG è tutt'altro che passiva:

  • Controllo dei fattori di rischio modificabili. Smettere di fumare, controllare la pressione arteriosa, la glicemia e il profilo lipidico sono misure che contribuiscono alla salute vascolare retinica e possono influenzare il decorso complessivo.
  • Integratori AREDS2. Nei pazienti con DMLE intermedia o con DMLE avanzata monoculare, gli integratori AREDS2 (luteina, zeaxantina, vitamina C, vitamina E, zinco, rame) hanno dimostrato di ridurre il rischio di progressione verso gli stadi avanzati. La decisione di assumerli spetta allo specialista dopo valutazione del profilo individuale.
  • Riabilitazione visiva. I pazienti con perdita visiva centrale significativa possono beneficiare di una valutazione per la riabilitazione visiva: ausili ottici (lenti d'ingrandimento, telescopi, sistemi di lettura ingrandita), ausili elettronici e tecniche di uso della visione eccentrica sono strumenti utili per mantenere l'autonomia nelle attività quotidiane.
  • Monitoraggio per conversione verso la forma umida. Un paziente con atrofia geografica non è immune dalla sovrapposizione di una neovascolarizzazione coroideale (CNV): questo evento richiede immediata valutazione e, se confermato, un trattamento tempestivo. Il monitoraggio domiciliare con il test di Amsler è fondamentale anche in questi pazienti.

Link utili per approfondire la gestione. Per la cura complessiva della maculopatia secca, incluse le opzioni terapeutiche attuali: Cura e terapie della maculopatia secca. Per il monitoraggio domiciliare con la griglia di Amsler: Test di Amsler: come eseguirlo correttamente.

La ricerca terapeutica: stato attuale

L'atrofia geografica è oggi una delle aree di maggiore attività nella ricerca oftalmica mondiale. Diversi meccanismi biologici sono stati identificati come bersagli terapeutici potenziali:

  • Sistema del complemento. Il sistema del complemento — una componente dell'immunità innata — svolge un ruolo nel processo infiammatorio cronico che porta alla degenerazione dell'EPR nell'atrofia geografica. Alcune molecole che inibiscono componenti specifiche del complemento sono state studiate in sperimentazioni cliniche.
  • Neuroprotection e rigenerazione retinica. Altri approcci allo studio includono farmaci neuroprotettivi, terapie cellulari (trapianto di cellule di EPR derivate da cellule staminali) e approcci di terapia genica, tutti ancora in fasi sperimentali.

La situazione terapeutica è in evoluzione rapida. Qualunque informazione su farmaci specifici, loro approvazione o disponibilità clinica deve essere verificata direttamente con il proprio specialista oculista, che è la fonte più aggiornata e affidabile sulle opzioni disponibili nel contesto clinico italiano. Non è corretto affidarsi alle informazioni trovate in rete, che possono riferirsi a contesti normativi diversi (ad esempio l'approvazione da parte della FDA negli USA non implica automaticamente la disponibilità in Italia o l'approvazione da parte dell'EMA).

La ricerca è attiva, ma la prudenza è essenziale. Vista la rapidità con cui il panorama terapeutico dell'atrofia geografica sta evolvendo, è importante che il paziente discuta con il proprio specialista le opzioni disponibili al momento della visita, piuttosto che basarsi su informazioni trovate online che potrebbero essere non aggiornate o non applicabili alla propria situazione clinica e al contesto italiano.

A cura della Redazione Vision Center Napoli. I contenuti di questo sito hanno scopo divulgativo e non sostituiscono il consulto medico. I riferimenti alla ricerca terapeutica sono soggetti a revisione clinica continua. Per una valutazione personalizzata della macula contatta il Vision Center Napoli: 081/5752822.

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7 minuti di lettura Aggiornato il Revisione clinica: équipe medica

Domande frequenti.

L'atrofia geografica si può curare?

Allo stato attuale delle conoscenze, non esiste una cura definitiva per l'atrofia geografica. La gestione si concentra sul monitoraggio regolare con OCT e autofluorescenza del fondo per seguire l'estensione delle aree atrofiche, sul controllo dei fattori di rischio modificabili (fumo, ipertensione, dislipidemia), sull'adozione di una dieta protettiva per la retina e — nei pazienti con DMLE intermedia o avanzata monoculare — sull'integrazione con la formula AREDS2, che ha dimostrato di ridurre il rischio di progressione verso gli stadi avanzati.

La ricerca in questo campo è molto attiva. Alcune molecole che agiscono sul sistema del complemento — ritenuto coinvolto nella degenerazione dell'EPR — sono state studiate in sperimentazioni cliniche di fase 3. La situazione terapeutica è in rapida evoluzione: il proprio specialista oculista è la fonte più aggiornata sulle opzioni disponibili o in fase di introduzione. Per approfondire: Cura e terapie della maculopatia secca.

Si diventa ciechi con l'atrofia geografica?

No: l'atrofia geografica non causa cecità totale. La malattia danneggia progressivamente la visione centrale — la capacità di leggere, riconoscere i volti, distinguere i dettagli — ma la visione periferica rimane preservata anche nelle fasi avanzate. Il paziente con atrofia geografica avanzata che coinvolge la fovea sviluppa uno scotoma centrale significativo, che può rendere difficile o impossibile la lettura e il riconoscimento dei volti a distanza, ma è in grado di orientarsi nello spazio, vedere oggetti ai lati e muoversi in autonomia.

È comunque importante chiarire che la perdita della visione centrale ha un impatto molto significativo sulla qualità della vita. Il monitoraggio periodico e la riabilitazione visiva (uso di ausili ottici come lenti d'ingrandimento o sistemi di lettura adattiva) possono aiutare il paziente a mantenere la migliore qualità di vita possibile nonostante il deficit centrale.

Quanto velocemente avanza l'atrofia geografica?

L'atrofia geografica ha un decorso cronico e progressivo, ma la velocità di avanzamento è variabile da paziente a paziente e non è prevedibile con certezza. In termini generali, le aree atrofiche tendono ad espandersi lentamente nel corso degli anni, avvicinandosi progressivamente alla fovea. Fattori che influenzano la velocità di progressione includono la dimensione e la topografia iniziale delle aree atrofiche, la presenza di lesioni bilaterali, l'iperfluorescenza pericifocale all'autofluorescenza del fondo e il profilo genetico individuale.

Per questo il monitoraggio OCT e l'autofluorescenza del fondo con cadenza definita dallo specialista sono essenziali per documentare il decorso e adattare la gestione nel tempo. Il paziente è incoraggiato ad eseguire il test di Amsler a domicilio per rilevare eventuali cambiamenti rapidi della visione centrale, inclusa la possibile conversione verso la forma umida.